Cento passi al minuto

Vaffanculo!
Sbatto forte la porta di casa tua. Non voglio vederti mai più, voglio essere all’istante mille chilometri da te, non pensarti più, non amarti più!
D’istinto mi dirigo verso la finestra del pianerottolo con uno slancio che mi spaventa. Divento rigido, torno lucido: «devo stare calmo» mi dico, «devo stare calmo e non buttarmi giù. Sono otto piani». Mi affaccio con cautela, accerto la follia del gesto. Mi volto a guardare il tuo ingresso: la porta è ancora nei cardini, chiusa, come non lo è mai stata prima.
Penso alla prima volta che l’ho varcata, quasi un anno fa, quando la trovai già aperta. Quella sera i tuoi erano a Milano, e tu mi chiedesti di farti compagnia perché avevi paura di stare da sola. Ero così emozionato che per calmarmi ero salito a piedi e avevo contato tutti i 208 gradini che mi separavano da te, con estrema calma. Così quando ero arrivato all’ottavo piano trovai l’uscio socchiuso, e te dietro la porta che mi stavi aspettando da buoni venti minuti, un po’ preoccupata che non arrivavo, un po’ felice di vedermi, un po’ tesa perché quella notte mi avresti lasciato entrare dentro di te, come tacitamente pattuito.
Adesso la stessa porta è chiusa. Potrei suonare il campanello, parlarti, chiederti scusa, se necessario, fare l’amore come allora. Oppure andare lontano, non risponderti più al cellulare, non passare più a salutarti al negozio di tua madre, non avere più legami con nessuno, solo fuggire via, via.
Poteri restare ore qui davanti a decidere che fare, della nostra storia, della mia vita. Solo non mi va di starci a pensare qui, davanti casa tua. Non vorrei che tu aprissi la porta prima di ogni mia decisione. Mi vedresti indeciso, indifeso, incazzato, innamorato.
Allora inizio a scendere un piano, contando i gradini uno ad uno, come quella sera. Uno, due, tre, quattro, cinque, sei… fino al 208.
Mi è sempre piaciuto contare, calcolare, osservare le quantità di ogni cosa. Una volta che ci eravamo un po’ litigati, per fare la parte dell’indifferente, mi sforzai di contare il numero dei nostri sguardi, 230 circa nella sola ora successiva al bisticcio. Ti feci poi notare quanto questo numero era spropositato, soprattutto alla luce del fatto che eravamo un po’ freddi l’uno con l’altro. Ti dissi allora che in media passavamo tre ore al giorno insieme, circa 700 sguardi, 2.100 alla settimana, 8.500 al mese, 100mila all’anno, tante quanto bastano per vedere tutte le nostre foto di famiglia dal 1839 a oggi settanta ottanta volte. Mi avevi detto che penso a un sacco di stronzate e dimenticavo così le cose più importanti, più concrete. Intanto mentre dicevo quelle stronzate tu ridevi, e così facemmo pure pace. Se non è concreto questo…
È un esercizio che mi calma. Perciò adesso lo applico sulle scale del tuo palazzo. In un anno almeno dieci volte al mese scendo questi cazzo di otto piani a piedi, 208 gradini moltiplicato dieci volte al mese per dodici mesi sono… circa 25 mila gradini. Metti che ciascuno è alto 20 centimetri, sono 5 mila metri. Sarei potuto sprofondare per metà nell’abisso della Fossa delle Marianne, e con un po’ più di impegno in una trentina d’anni avrei raggiunto gli amici in Nuova Zelanda.
È proprio vero, penso a un sacco di stronzate. Intanto un effetto concreto ce l’ha anche questa volta. Mi fa dimenticare di te. Altro che se non è pratico. Mi basta camminare, contare i passi che faccio per non pensare più alle nostre menate idiote e per allontanarmi da te senza dolore. Uno due tre quattro cinque sei sette… 100 passi al minuto, 15 mila al giorno, 450 mila al mese, 5 milioni 400 mila all’anno, circa 130 milioni di passi in tutta la mia vita finora. Chi sa quanto sarei andato lontano se non fossi tornato sempre da te, quanti monti e città avrei superato…
Un metro e mezzo ogni due passi sono 100 milioni di metri, 100 mila chilometri. La terra all’equatore misura 40 mila chilometri, adesso starei facendo il mio terzo giro del mondo a piedi. Avrò incontrato già da un pezzo la donna che mi dirà prima o poi «Ehi! Ehi, tu. Tu… tu sei uno che ha capito tutto della vita! …io ti seguirò ovunque!». Adesso saremo in viaggio per la luna di miele. Dove? Sulla luna! Il mondo già l’abbiamo visto tutto un paio di volte. Pensa che la luna dista appena 380 mila chilometri, il sole, invece, 150 milioni di chilometri, ma intanto io non sono mai stato all’estero e fino ad oggi sono stato fidanzato con una stronza piena di polvere…
… 2950, 51, 52, 53… sono ormai lontano da casa tua, dal tuo corpo, dalle tue critiche, dai tuoi abbracci, dal tuo mondo. Sono alla stazione. Prendo un treno per recuperare tutta la strada persa e vaffanculo tutto. Prima tappa: Mosca. Mi ha sempre affascinato l’idea di viaggiare sulla Transiberiana: 9 mila chilometri, 8 giorni di viaggio ininterrotto, 2 mila funicolari dal Vomero a via Roma, 3 anni su e giù per Napoli, cento volte…