L’ora più buia è quella prima dell’alba

La scarpetta di cristallo

Due luglio.
Da quando ti ho conosciuta mi sembra di vivere una favola. Hai dipinto il mio mondo con i colori caldi del tramonto, e sei venuta in carrozza al mio castello per il ballo regale di stasera.
C’è una dimensione parallela alle favole nei nostri baci, nei nostri abbracci, nei nostri sguardi. C’è forse l’amore vero. C’è che voglio solo le tue carezze perché ho smesso di stare bene nelle braccia di qualsiasi ragazza che mi ricordasse vagamente la mamma. Perchè il mio complesso edipico non era ancora superato, e nelle donne finora avevo cercato l’abbraccio materno primordiale, quello di una perduta felicità , irripetibile dopo il parto. C’è che in te non cerco illusioni di una spensierata fanciullezza, ma cerco un ruolo, un identità speculare alla tua persona, cerco di riconoscerti, cerco di innamorarmi, cerco di lasciare alle spalle tutto il passato e di vedere solo il presente, di immaginare il futuro…
Ho costruito per tutta la vita questo giorno di gran festa, ed ora sono pronto per offrirti la mia ora più luminosa. E tu hai dipinto il cielo di arancione rendendo favola la nostra storia.

C’è qualcosa di un’altra dimensione nei nostri baci, nei nostri abbracci, nei nostri sguardi. Come nelle favole. C’è il vago ricordo di uno spazio non definito, di un tempo ancora sospeso. Sulle tue labbra ci sono pensieri senza ancora una forma, nelle tue braccia sensazioni pure, come nel liquido amniotico. Non voglio nascere mai, non voglio nascere mai, non voglio nascere mai…
Sono nato a mezzanotte meno dieci. Ho aperto i miei occhi per incontrarti, ho teso le mani per darti la mia vita, ho gridato a pieni polmoni per non lasciarti andare.
Ma era tardi ormai, la tua carrozza già aveva preso una tinta sull’arancione, e i bambini a mezzanotte devono andare a dormire. La favola è finita.

Domani aspetterò il tramonto, guarderò il cielo mentre si tinge di arancione, penserò che l’ora più luminosa è proprio quella prima del tramonto, e stringendo nelle mani una scarpetta di cristallo aspetterò l’ora più buia, quella prima di quando tornerai ad illuminare la mia vita…

Ismaele Cattaneo - Eclissi (2005)

La gonna rossa e dorata

Una volta ero libero. È stato prima di conoscerti. Ero libero nei pensieri, anche se disordinati. Era libero lo spazio dietro la linea dell’orizzonte, anche se non sapevo dove volessi andare. Ero libero di innamorarmi, di scocciarmi, di innamorarmi di nuovo.
Tutto è cambiato da quando decisi di conoscere finalmente la donnina con la gonna rossa e dorata, e ti rivolsi la parola. Dopo di allora mai più nella vita ho provato la sensazione di essere pienamente autonomo. Non ho potuto non seguirti, non ho potuto non baciarti; non ho potuto non innamorarmi, non supplicarti di non andare via; non ho potuto non dimenticarti.
Adesso non ci sei, ma sono prigioniero come se tu fossi sempre qui, a stringere i nodi delle mie catene ogni volta che cerco di liberarmi. Sento le tue mani ogni volta che mi accarezzo la barba, sento i tuoi baci ogni volta che mi mordo il labbro inferiore. Non so non pensarti, anche quando un’altra donna mi dice ti amo. Non so vedere oltre, perché mi hai tolto la luce, e il sole è tramontato.
Hai preso le mie mani e mi hai fatto volare nel cielo alto; poi le hai lasciate e mi hai sospeso a mezz’aria, facendomi sentire come un impiccato al suo cappio sfilacciato, non ancora strozzato, ma sul punto di precipitare nel vuoto. Credi che io sappia volare, ma senza di te so solamente galleggiare nell’aria, per non affondare.
Liberami, almeno, da questo abisso. Fammi capire se adesso ti sto tradendo, se stai tornando, se devo partire, se devi parlarmi, se posso stringerti, se vuoi baciarmi ancora una volta. Oppure spezza la corda che mi stringe la gola, fammi cadere, piuttosto, ma non tenermi prigioniero, sospeso. Mi faresti respirare, vivere, essere libero. Forse riuscirei a risalire e tornare ancora così in alto…
Per cercarti di nuovo, per avvicinarmi a te, e sentirmi luminoso, pulito, libero. Come quel giorno in cui decisi di conoscere finalmente la donnina con la gonna rossa e dorata, e ti rivolsi la parola.

Albero e rondine

Ho deciso che nella prossima vita sarò un albero. Crescerò nella nuda terra, sotto il cielo infinito, e avrò imparato a restare immobile nell’attesa. Sarò un albero vecchio e fradicio di pioggia amara, ma conserverò l’amore per fartene dono, sperando di offrirti abbastanza, stavolta. Tu continuerai il tuo errare, cercando ovunque la casa immaginaria, e viaggerai giorni e giorni, e mesi, e anni, per incontrarmi di nuovo lungo la tua strada. Sarai una rondine solitaria e stremata dal desiderio insaziabile di libertà , ma conserverai l’amore per farmene dono, sperando offrirmi abbastanza, stavolta.

Quel giorno resterò in silenzio, come sempre, ad ascoltare le tue canzoni sottovoce. Quel giorno resterai accanto a me, come sempre, fino al nuovo momento di andare.

Perché il nostro amore finisce in primavera?

Quel giorno resterò in silenzio, come oggi, ad aspettarti incondizionatamente. Quel giorno volerai lontano da me, come oggi, senza sapere dove andare.

Ismaele Cattaneo - Albero di Bologna (2002)

Due sms

da: lei
ricevuto il 27 settembre
alle ore 00:21

Al suono delle mie corde
celebra il firmamento i sentimenti eterni,
e sublime
mi sollevano dalla ressa del mondo…
e scivolo nei sogni…
e tu… nella notte,
danzi!

da: lui
invio sms in corso…
attendere

Al buio dimentico
di saper leggere e scrivere.
Ho imparato a danzare
nell’inchiostro nero
e ho sporcato i miei quaderni,
aspettando la luce
che dia senso a questo buio.

invio messaggio
…fallito!

riprovare?

L’appuntamento

S’apre il cielo infinito
in cui sappiamo ancora volare,
e forse ancora perderci.
È primavera,
le rondini sono tornate
e gli alberi hanno nuove foglie.
Nello spazio enorme che ci sovrasta
lo sguardo non è venuto meno,
e il ciclo delle stagioni
non ha smarrito i nostri ricordi
di terre feconde e chiassosa vita.

Un appuntamento
di otto milioni di anni…

S’apre il cielo infinito
in cui sappiamo ancora volare,
e, ancora una volta, perderci.
Quando gli alberi invecchieranno,
quando le rondini viaggeranno,
torneremo ancora a godere questa primavera.
Anche se il sole sarà spento.
L’occhio spazierà nel cielo infinito
per cercare uno sguardo,
per volare in alto,
per perdersi ancora una volta.

Addio.
Otto milioni di anni…

79 d.C.

Il bacio con cui mi saluti
brucia come la densa lava limbica
in cui resto pietrificato.

Il tempo è eterno, qui a Ercolano,
e la vita per me è solo una colata di gesso
in cui la mia anima resta intrappolata.

In questa polvere attendo il ritorno del tuo corpo
per amarti e per peccare
mentre tu mi cerchi ancora in paradiso.

Il bacio con cui mi saluti
brucia come la densa lava limbica
in cui resto pietrificato.

Cicli

Porto ancora la barba lunga: segno che la primavera tarda a tornare. E per me la primavera arriva con le rondini.
Arriva con il pensiero fragile di un bambino che solleva leggero lo sguardo, cercando il punto più profondo nell’infinito, e chiede se i sogni possono solidificarsi e cadere giù come pioggia, o sono impalpabili come le nuvole che si dissolvono nel blu intenso del cielo.
Questo pensiero non me lo puoi cancellare dalla testa, proprio tu, che sei l’immagine onirica di una rondine. E io, nella mia testa attendo che questa fragile immagine torni a lacerare il cielo, e mi immagino albero, spoglio, solitario, paziente. Nella mia testa non c’è ancora la primavera, ma questo non dipende da te, dalla tua presenza, dalle tue promesse. Io ho deciso di conservare sui miei rami stanchi le spoglie del nido dove consumammo brevi giorni di amore. Io attendo che il ciclo delle stagioni si compia, sperando che tu ritrovi la via del nostro nido per consumare brevi anni d’amore.

Io sono albero e tu rondine.

Alba mitica

Aspetto l’alba.
Dicono bruci l’iride con la sua luce immensa, ma oggi ho aperto gli occhi e non l’ho vista; io non l’ho mai vista, l’alba. Me l’hanno raccontata le favole, le voci della gente, le canzoni che ho ascoltato. Ci sono luoghi in cui il sole tramonta per sei mesi, e per tutto l’inverno non si vede la luce. Pare che in questi posti è possibile vedere un’alba speciale, si chiama aurora boreale, e credo sia una allucinazione collettiva, forse una tela dipinta da Dio Padre o una poesia di Madre Natura riverberata dai ghiacci dell’artico. Tali storie si raccontano tuttora, con fascino di mito…

C’era una volta l’Alba, madre del Tramonto e figlia della Notte…

Nell’alba c’è l’origine dell’esistenza, il richiamo primordiale a cui è impossibile risalire; il vano ritornare su se stesso del tempo, che, inutilmente, ci governa. I più saggi dicono che questa favola è nata più di cento anni fa, quando il sole stava già tramontando. Positivismo, dissero. I poeti lo chiamano Decadentismo. Socialismo, secondo i rivoluzionari.
È stato allora che è nata l’Arte, almeno la nostra concezione moderna. Il cielo si era fatto Rosso come solo Hesse l’ha saputo dipingere, Andersen ci ha soltanto aggiunto l’arancione, e il sole è tramontato; quando la notte ha urlato Chopin ha smesso di suonare e Munch era appena un bambino.
Mezzanotte meno dieci.

Sono nato solo ieri, e i miei occhi non conoscono la fine di questa notte. Danzo e non conosco la paura. E adesso è buio, è l’ora più buia.
Non volevo nascere mai, non volevo nascere mai, non volevo nascere mai, volevo vivere per sempre delle allucinazioni procurate dal liquido amniotico, delle vibrazioni sonore distorte che percepivo dallo scheletro di mia madre quando mi parlava. Non volevo nascere mai…

Adesso sono sveglio, so di non essere più un bambino, so di non poter più avere le allucinazioni del liquido materno, ma so che nel cielo qualcosa di estremamente colorato sta per esplodere. Non so quando l’alba verrà a inondarmi di luce, ma so che quei colori impossibili esistono davvero, e che quello che ho vissuto non era solo una favola, ma un mondo parallelo in cui il tempo non esiste.
Ti attendo.

Ismaele Cattaneo - Crepuscolo ad Airola (2005)